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"Smart city", il primo passo è il risparmio energetico

Ci sono città dove il 50% delle aree urbane non sono edificate e dove il taglio dell’erba è a cura delle greggi, altre dove ai cittadini per ogni 4 chili di raccolta differenziata viene corrisposto un ticket per la spesa. Città da manga? No, semplicemente «smart city».
Sono solo alcuni degli esempi di «città intelligenti» presentati da Riccardo Bedrone, presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino, al convegno «Idee per la città e la sua trasformazione intelligente», organizzato dall’Ordine degli architetti di Bergamo, l’associazione Artigiani e Confindustria in occasione della «Settimana per l’Energia». Durante il convegno - al quale hanno partecipato Norbert Lantschner, presidente ClimAbita Foundation, Piergiorgio Turi, architetto e urbanista, referente scientifico Fondazione Ordine Architetti Torino, e Magnus Weightman, senior urban planner - il tema della smart city è stato affrontato in diverse chiavi di lettura spiegandone i contenuti e le prospettive.
Ad aprire i lavori Francesco Valesini, presidente dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, e Massimo Bandera, assessore all’Ambiente del Comune di Bergamo. «Secondo una classifica sono 102 i progetti di smart city nel mondo - spiega l’architetto Riccardo Bedrone -, ma i casi più ricorrenti nelle varie classifiche sono sei: Austin in Texas, Curitiba in Brasile, Masdar ad Abu Dhabi, Paredes in Portogallo, Singapore ed Amsterdam, che è considerata il modello europeo».
Ma cos’è una smart city? «Sono comunità intelligenti che hanno capito l’importanza di realizzare un’economia basata sulle tecnologie - spiega Bedrone, citando una definizione dell’ingegnere-architetto Nicos Komninos -. Si stanno però delineando due tipologie, una tecnocentrica di origine americana ed una tecnico sociale, più europea. Nella prima la tecnologia guida lo sviluppo urbano, mentre nella seconda si cerca di conciliare l’uomo e la tecnologia, per un miglioramento del vivere sociale, dal punto di vista culturale e del benessere».
Calando l’idea di città intelligente nella realtà bergamasca, ecco qual è la strategia vincente delineata dagli addetti ai lavori. Il primo passo è la sostenibilità energetica degli edifici. «L’edilizia è energivora ed è il primo settore da trasformare, perché l’Europa corre il rischio di dovere importare gas e petrolio a prezzi altissimi e diventare cosi ricattabile - afferma Norbert Lantschner -.
Gli edifici nuovi è scontato che siano sostenibili dal punto di vista energetico, il problema è recuperare l’esistente, con edifici che sono dei veri e propri “colabrodo”. Tutto quello che è stato costruito nel primo dopoguerra deve essere rifatto. Dopo l’edilizia si dovrà intervenire sulla mobilità e l’agricoltura, cambiando il nostro stile di vita».
Diana Noris

L'eco di Bergamo,
Giovedi 8 Novembre 2012

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