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La Sicilia nell’era solare - Intervista a Mario Pagliaro

Mario Pagliaro ClimAbita SiciliaMario Pagliaro ha fondato nel 2008 al Cnr di Palermo il Polo Fotovoltaico della Sicilia. Autore del primo testo in italiano sulle nuove tecnologie del fotovoltaico, è stato fra i primi a prevedere il boom di questa fonte energetica rinnovabile a cui pochi - anche fra i ricercatori - credevano. Oggi la Sicilia produce quasi interamente il proprio fabbisogno elettrico dai pannelli solari e dalle pale eoliche.
Il Gruppo di ricerca del Dr Pagliaro organizza il prestigioso Seminario “Marcello Carapezza” che il prossimo 11 ottobre sarà tenuto a Palermo dal presidente della Fondazione ClimAbita Norbert Lantschner.


Perché la Sicilia sarebbe entrata nell’era solare?

Lunedì dell’Angelo, il 9 aprile di quest’anno, in Sicilia era una giornata bella e fredda. Quel giorno il 60% del fabbisogno elettrico siciliano, e il 94% di quello delle ore fra le 13 e le 14 (il cosiddetto “picco”, perché coincide con uno dei due picchi della domanda), è stato coperto dall'energia solare proveniente dai pannelli fotovoltaici.
Il 9 aprile il prezzo pagato ai produttori di energia elettrica tradizionale in Sicilia, nel momento di picco, era pari a zero euro. Dunque, la Sicilia è entrata nell’epoca “solare”, dove il sole costituisce la fonte primaria di energia elettrica, seguito a distanza sempre maggiore dai combustibili fossili -- petrolio, gas e carbone -- utilizzati da oltre 100 anni per il fabbisogno energetico.


E perché non ne parla nessuno?

Perché persiste nella comunità dei giornalisti e in quella dei politici l’idea che pannelli solari e pale eoliche possano produrre solo una piccola e non significativa frazione dell’energia che ci serve. E che dunque il ricorso al petrolio e al carbone sia inevitabile.
Quando il 9 aprile abbiamo accompagnato la troupe del Tg2 Dossier a riprendere il bellissimo impianto fotovoltaico flessibile su un deposito agricolo di Palazzo Adriano, la cronista della Rai non sembrava molto convinta mentre dichiaravo che i 5 milioni di pannelli fotovoltaici distribuiti nell’isola, in quel momento stavano producendo un enorme surplus di energia.
L’indomani, a Roma, nell’ex sede di Enel divenuta “Terna”, dove si amministra la rete elettrica ad alta tensione italiana, gli ingegneri non credevano ai loro occhi.
La giornalista ha quindi controllato i dati che le avevo esposto e ha mandato in onda il servizio a fine aprile.


Qual è la conseguenza pratica, economica, del fatto che la Sicilia è entrata nell’era solare?

E’ molto semplice: produrre elettricità bruciando combustibili fossili nella regione più grande d’Italia -- quella nella quale il prezzo del chilowattora pagato da famiglie e imprese è il più elevato dell’intera Unione europea – oggi si sarebbe tradotto in una significativa perdita economica, che avrebbe aggravato ancor di più lo stato di crisi di questo momento storico.
Inoltre le ciminiere della grande centrale termoelettica “Ettore Majorana” di Termini Imerese, non emettono più né anidride carbonica né ossidi di zolfo e di azoto. Perché gli alternatori sono spenti: ne resta acceso uno piccolo. Questo grazie al fatto che in Sicilia pannelli solari e pale eoliche stanno producendo molto più di quanto chiunque, specie fra gli esperti, avesse previsto. Insomma bruciare combustibili per produrre energia è diventato anti-economico.


Eppure, tutti dicono che l’energia solare e l’eolico sono solo una speculazione basata sugli incentivi pubblici?

Certo. E’ stato fatto passare questo messaggio, anche perché noi tecnologi e ricercatori non abbiamo spiegato e divulgato in modo sufficiente. Dubito che Giulio Tremonti o Massimo Mucchetti siano ben informati quando parlano e scrivono di “specchi” e “mulini” additati come esempio di inutile speculazione finanziaria.


Intende dire che non c’è stata speculazione finanziaria?

Certo che si è fatta speculazione. Ma utile a tutti: ai 300mila proprietari degli impianti fotovoltaici italiani beneficiati con profumati incentivi, ma anche a tutti noi che vediamo spegnere le centrali con i loro tossici e perduranti fumi, e diminuire ormai da tre anni le importazioni di petrolio e gas naturale in Sicilia ed in Italia.
E che oggi, grazie ad una speculazione socialmente proficua, possiamo acquistare l’impianto fotovoltaico da 3 kW (chilowatt) che ci serve a casa a meno di 7mila euro. Il prezzo di uno scooter per prodursi da sé tutta l’energia che servirà a noi e che lasceremo ai nostri figli, perché è utile ricordare che un impianto è garantito 20 anni, ma dura oltre 40 anni!
E siccome possiamo, e dobbiamo, fare lo stesso con l’acqua calda, installando subito i pannelli solari termici, ecco che tutto questo ci mostra come reagire alla crisi.


In breve, qual è il modo concreto con il quale aiutare famiglie ed imprese colpite dalla perdurante crisi economica?

E’ semplice: dobbiamo insegnare alle nostre imprese edili come trasformare case e uffici, da fonti di costo a fonti di reddito, abbattendo così i costi di esercizio di case ed aziende, e creando al contempo migliaia di posti di lavoro.
Il tutto, risanando l’ambiente e migliorando la salute di chi vive e lavora dentro, e intorno, agli edifici delle nostre città. Perché la crisi energetica ha come conseguenza quella ambientale.
Il futuro della Sicilia così come dell’Italia passa attraverso la generazione distribuita dell’energia, solarizzando tetti e facciate, che devono andare ad alimentare edifici “virtuosi”, che siano efficienti grazie ad un risanamento energetico da condursi durante i normali lavori di ristrutturazione o di edificazione del nuovo costruito.

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